La viticoltura nel Novecento

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Il percorso storico e culturale del vino è una strada assolutamente non lineare, fatta di bivi, zone non asfaltate e tratti straordinariamente meravigliosi. Il Novecento si apre al vino soprattutto grazie alla novità della chimica, introdotta il secolo precedente, e a tutte le modificazioni che essa ha comportato.
Nel XIX secolo i cambiamenti e le innovazioni, unite alle tante malattie che colpirono i vigneti italiani ed europei portarono ad enormi cambiamenti nella viticoltura (conseguenti ai gravi danni subiti). Fiorirono differenti iniziative, tutte finalizzate a diffondere la conoscenza specifica della vite e dei nuovi sistemi colturali, con lo scopo di dare nuovo stimolo alla viticoltura italiana.

Era fondamentale ampliare il mercato, rilanciare ed accrescere l’esportazione. Tuttavia, per fare ciò era necessario avere prodotti caratterizzati da metodi di produzione più uniformi, eliminando così le differenze dei metodi produttivi. Va detto che la ricerca e l’innovazione in questo lasso di tempo fecero enormi progressi, migliorando non solo il prodotto finale ma anche e soprattutto le tecniche a monte. Questo aspetto fu molto importante per incrementare le vendite. Soprattutto per quanto riguardava le esportazioni, era necessario avere tecniche moderne e più precise che permettessero di avere non solo un risultato migliore qualitativamente ma che durava più a lungo.

Anche le tecniche colturali della vite subirono considerevoli mutamenti e migliorie; le modificazioni e le scoperte introdotte nella seconda metà dell’Ottocento fecero da trampolino di lancio per le successive innovazioni che segnarono la coltura della vite nel Novecento. Queste si diffusero anche a causa dell’azione di numerosi fattori di diversa natura ma riconducibili a due aspetti: da un lato le coltivazioni dovevano adattarsi allo scarso reddito dei coltivatori, dall’altro alcune tecniche colturali vennero preferite ed adottate anche e soprattutto in funzione della tipologia di vite, di suolo e di impianto.

A metà del Novecento fattori di varia origine aggravarono la situazione già precaria dei vigneti e quindi influirono negativamente sulla produzione del vino. Tuttavia è proprio da queste situazioni che nacquero i sistemi di vinificazione e colturali che ancora oggi vengono utilizzati.

Per tutto il XX secolo vi fu una costante riorganizzazione delle aziende col tentativo da un lato di generare nuovi mercati e quindi ampliare le possibilità di guadagno, dall’altro di ridurre i costi. Solo con gli anni Settanta la situazione migliorò considerevolmente, grazie soprattutto ad un mutato rapporto dell’uomo con la natura e con il mondo rurale. Nei decenni successivi ricerca e continue sperimentazioni, nuovi vini e nuove tecniche furono alla base della filosofia di molti produttori, arrivando fino ad oggi, e puntando ad un legame molto saldo e sempre più vincente: qualità, territorio, innovazione.

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